Galleria Il Germoglio

Ottone Rosai. Luoghi, incontri e interni: Disegni 1921 – 1955

9 novembre 2002 – 6 gennaio 2003

Rosai nasce a Firenze nel 1895. Rinunciato alla bottega d’antiquariato e al laboratorio artigiano di famiglia, Rosai si iscrive all’Istituto d’Arte Decorative, dove tuttavia non rimane per molto tempo. Inadatto alle costrizioni, insofferente e dispersivo, inizia presto a dedicarsi a quelle che saranno le costanti della sua vita: la passione per le sale da gioco, i caffè, il biliardo, la vita notturna e stradaiola. Nel 1919 si trasferisce all’Accademia delle Belle Arti, dove verrà espulso un anno dopo. Nel 1913 la sua prima mostra a Firenze lo metterà in contatto con i massimi esponenti del futurismo che gli manifesteranno tutto il loro apprezzamento. Nel 1915 si arruola come volontario nella prima guerra. Il suicidio del padre e i debiti da lui lasciati lo costringono poi ad anni bui, in cui deve occuparsi della madre e della sorella e della situazione economica della famiglia. Nel 1922 sposa Francesca Fei.
Alla fine del 1931, la svolta: affitta uno studio in Villamagna, partecipa alla XVIII Biennale di Venezia e la sua pittura comincia a suscitare interesse. La presenza nelle mostre pubbliche più importanti crea crescenti consensi e diffonde la sua fama tra critici e collezionisti. Firenze a quel tempo è al centro della vita culturale europea e Rosai stringe importanti amicizie con pittori e poeti. Nel 1942 gli viene assegnata la cattedra di  pittura dell’Accademia di Firenze da cui presto viene allontanato per motivi politici. Comincia un’intensa attività espositiva partecipando a mostre internazionali dove il successo che riscuote è unanime. Superato lo smacco subito alla Biennale di Venezia del 1952, in cui i critici di giuria gli negano un riconoscimento ufficiale, la galleria La Strozzina di Firenze gli dedica un’importante mostra. Espone ancora in Spagna, a Roma, Bologna, Genova, Milano e in altre città europee. Nel maggio del 1957, nel giorno dell’inaugurazione presso il Centro Culturale Olivetti di una mostra dedicata alla figura umana, muore colto da infarto.

 

“Ottone Rosai ebbe un carattere indocile e scontroso, ma anche paziente e delicato. E questo perché era toscano, confezionato con cultura e storia toscana. Un impasto che a volte può portare problemi al vivere quotidiano, ma che per Rosai fu micidiale, facendo di lui un grande artista, anche se troppo a lungo incompreso”.

Umberto Crecchi

 

“Rosai ieri, oggi, domani, emblema di una Firenze che si vorrebbe tenere ai margini, perché esprime quello che pensa e riesce ad imporsi con la forza dei fatti…..Il suo chiodo fisso: indagare intorno agli uomini e rivelare l’altra Firenze. Quella popolana, becera, confinata dalla storia e dai momenti più importanti….”.
 “La verità è nel disegno, diceva Rosai. E il suo era istintivo, ruvido, talvolta persino irrazionale e comunque sempre colmo di una disperata, tragica inquietudine interiore.
Egli era molto geloso di questa parte della sua produzione. Considerava infatti un disegno quasi una matrice per la sua ispirazione… Li teneva in un grande inserto, gonfio e sformato… e non li vendeva, e a pochissimi li faceva vedere, e in rare occasioni ne regalava uno ad un amico. Pochi fra coloro che si sono manifestati in tutto il secolo appena trascorso, hanno mostrato un magistero grafico tanto eminente come Rosai”.

Giovanni Faccenda


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