Galleria Il Germoglio

Andy: Fluostyle

15 luglio - 15 settembre 2010

Andy nasce a Monza nel 1971. Da sempre attratto dalle arti visive, si forma accademicamente presso l’Istituto d’Arte di Monza e l’Accademia di Milano fino alla specializzazione in illustrazione e grafica pubblicitaria. Andy fortifica negli anni il suo potente codice pittorico e lo applica non solo alle tele, ma anche alla decorazione di oggetti di design, stoffe, strumenti musicali. Espone in mostre personali e collettive che lo fanno conoscere in Italia e all’estero, sviluppando così una carriera di ampio respiro internazionale e ottenendo collaborazioni con grandi marchi quali Redbull, Fiat, Coveri, Valtur…
Artista a tutto tondo Andy è anche musicista di talento: nei primi anni novanta fonda con Morgan i Bluvertigo, dove contribuisce con sax, tastiere, voce e sintetizzatori alla composizione di tre album e alla pubblicazione di un live nonché di una raccolta di successi.
È tuttora molto attivo nel mondo della musica come compositore di colonne sonore, produttore di band emergenti, conduttore di programmi musicali sia televisivi che radiofonici. Acuto osservatore della realtà musicale contemporanea, da dieci anni si dedica anche alla ricerca e sperimentazione, mixando sonorità dal sapore new wave-anni ottanta nei club di tutt’Italia.
Andy è anche fondatore di FluOn, suo quartier generale e nucleo creativo, che riassume nel nome una filosofia di arte e di vita: “FLU” come la fluorescenza, ma anche l’inFLUenza, entrambe da emettere e ricevere in flusso continuo e in un costante mode “ON”: acceso.
Vive e lavora a Monza.
“Pallido e lunare, Andy è uno di quei personaggi che penseresti immaginari nelle pagine di un libro di Fitzgerald o Kerouac. Fin da quando l’ho conosciuto limpido mi apparve lo straripante sentimento che ardeva in lui per la pittura. E sebbene, in quel frangente, egli mi parlasse della sua predilezione per artisti così distanti, in fondo, dal suo lavoro, già si capiva che quel folletto – un po’ Bowie, un po’ Lichtenstyein, un po’ Haring – avesse qualcosa di vero da scrivere, con un proprio caleidoscopio di immagini, nel grande libro della “nuova” pittura: quella del terzo millennio.
Oggi torno ad affermare la necessità di attendere, con curiosità, i frutti – in futuro certo obertosi – di un simile, ostinato impegno. Invito coloro che guardano le sue opere a dimenticare, per un attimo, chi ne sia l’autore, in modo da sfuggire al pericoloso contagio di quella dietrologia che, finora, ha consentito di vedere soltanto una più piccola e marginale parte del suo singolare estro”.

Giovanni Faccenda


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