Galleria Il Germoglio

Dino Caponi (1945-1995)

dal 9 dicembre 2001 al 8 gennaio 2002


Luigi detto “Dino” Caponi nacque l’8 gennaio del 1920 al Galluzzo, un quartiere nella periferia di Firenze. La famiglia, di origini contadine, si trasferì a Firenze in via di Villamagna attorno al 1927, e tale spostamento rappresentò una svolta significativa nella vita del fanciullo. Lì infatti ebbe modo di conoscere il pittore Ottone Rosai, con il quale nacque un rapporto esclusivo di amicizia, un rapporto quasi filiale che durò tutta la vita. Con la sua sensibilità e intelligenza divenne ben presto per Rosai come un diaframma con il mondo esterno. Rosai stimolò intensamente la predisposizione di Dino al disegno, la quale, pur somigliando a quella del maestro, lasciava trasparire, con un tratto incisivo, sottile ed originale, una personalità autentica, vivace e al tempo stesso drammatica, interessata e stupita dalla natura e dagli uomini.
Caponi frequentò i caffè letterari e fu amico di scrittori importanti. Insegnò all’Accademia di Belle Arti di Firenze ed espose nelle più importanti manifestazioni artistiche, come la Quadriennale di Roma, il Premio Fiorino, il Premio Marzotto. Sue opere si trovano nelle più prestigiose raccolte private e pubbliche, sia in Italia che all’estero. È morto ad Arezzo il 22 agosto 2000.

 “Il suo carattere introverso, meditativo, attento ad ogni stimolo, mite ma nello stesso tempo arguto e capace di emozioni autentiche ha sempre condizionato la sua opera, durata per 70 anni. Le sue creazioni infatti hanno sempre mostrato un tratto deciso ma sottile e raffinato ed una sensibilità ed utilizzo sapiente dei colori, con significati che vanno oltre il soggetto in una continua, inconscia ricerca di se stesso, dei lati luminosi e oscuri del proprio carattere e dell’indole umana. L’universale che è nei suoi quadri è forse proprio nelle sensazioni da lui provate e trasmesse….. sensazioni di ciascuno di noi…”. 

Renato Conti

“Di quella stagione creativa la grande pittura di Ottone Rosai è come l’archetipo. Nessuno ha potuto prescinderne, tanto meno Caponi…… Fu per me sempre una causa di stupore vedere come potesse fiorire timorosamente, fiorire tuttavia, una pittura altra, parallela pur nel canone osservato, originale, significativa”.

Mario Luzi


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