Galleria Il Germoglio

Cristina Lefter: I colori di Cristina

20 maggio 2010

Cristina Lefter è nata nel 1976 a Telenesti in Moldavia, da genitori di origine rumena. Da piccola segue la famiglia in Romania dove frequenta a Lasi il Liceo Artistico Octav Bancila e successivamente l’Accademia d’Arte Gorge Enescu. Dal 2002 si è trasferita in Italia, prima a Padova e poi a Milano, dove vive e lavora. Ha esposto in Romania, in Francia e in numerose città italiane.
“Dopo un primo esordio con l’introspezione dell’acquarello e lo studio analitico di tutte le tecniche artistiche, compresa la realizzazione di icone in stile bizantino, l’artista si lascia conquistare dalla vivacità dell’olio e dell’acrilico. Tinte forti e sgargianti incantano sugli sfondi chiari o scuri, spesso monocromi per suggellare la forma nello spazio.
La Lefter domina un  dripping di derivazione pollockiana, in cui regala calcolati e studiati effetti visivi che creano armonia e donano vitalità alla composizione.
Le tele possiedono uno stile unico e inconfondibile che identifica facilmente la mano precisa e raffinata dell’artista e che tuttavia non disdegna di ricordare palesemente i capolavori di grandi autori del passato. Pensiamo a certe dame ieratiche e monumentali che guardano l’osservatore con occhi distaccati ed enigmatici: ricordano le donne di Gustav Klimt (1862-1918), intrise di sensualità e simbolismo. Anche i colori brillanti con la preziosità e la sacralità dell’oro richiamano la Secessione Viennese.
L’autore più amato dall’artista è infatti Egon Schiele (1890-1918), dal quale eredita il contorno nero, sinuoso e nevrotico che definisce nudi femminili dotati di incredibile sensualità, totalmente opposti alla classicità dei nudi accademici. Questo fascino erotico è presente anche nelle donne della Lefter e le sue bellezze senza veli sono un’esaltazione della fisicità e della fertilità, un inno alla gioia e alla passione. Cristina però non dipinge il male fisico e interiore come Schiele, piuttosto la bellezza e la poesia. In questo sta l’intima differenza rispetto al grande maestro austriaco.
La natura nell’opera della Lefter non è mai viva: non nasce, non cresce e non muore, ma è sempre cristallizzata in un’eterna bellezza, fatta di fertilità e perfezione. I fiori, a volte caricati di significati simbolici, sempre accostati alle donne, ornamento costante del loro fascino, sembrano ricordare la vanitas dell’antichità, per cui la caducità della vegetazione rammenta alla ragazza che anche la sua avvenenza sparirà con l’avanzare dell’età.
La natura quando non è simbolica diventa scenografica, fresca coreografia di colline fiorite o intrico lussureggiante di boschi e alberi rigogliosi dai colori sublimati. È un paesaggio interiore che non esiste nella realtà naturale, ma rappresenta le emozioni e le visioni dell’artista”.

Vera Agosti


Archivio mostre