Galleria Il Germoglio

Roberto Masi: Tra primitivismo e memoria

8 dicembre 2009

Roberto Masi è considerato un importante esponente del Primitivismo italiano.
Intraprese la sua attività di pittore nel 1962 e da allora ha percorso un cammino che lo ha portato a sviluppare uno stile fortemente personale. 
Masi nacque a Firenze nel 1940, in un quartiere povero sulla riva destra dell’Arno. Il padre e il nonno erano attori di teatro. Fin da piccolo, al collegio delle Suore, iniziò a manifestare un’inclinazione al disegno e alla pittura, ma dovette seguire studi tecnici. In seguito però iniziò a frequentare ambienti artistici e studi di pittori della sua città quali Pietro Annigoni, Enzo Pregno e Antonio Bueno. L’incontro con il professor Pilade Giorgetti fu poi determinante per il suo inserimento definitivo nell’ambiente artistico fiorentino.
Frequentò la Libera Scuola di Nudo all’Accademia di Belle Arti di Firenze e nel 1970 entrò nel gruppo artistico “Segno rosso”. La sua prima mostra ufficiale è del 1972 presso lo studio d’Arte il Moro dove aveva sede il gruppo. Presto però se ne distacca seguendo un percorso personale ed autonomo. Consegue dei riconoscimenti e lavora come scenografo.
Dal 1974 la collaborazione con la Galleria Cavour e in seguito con la Spagnoli Arte, fa lievitare il suo successo, le vendite e quindi le quotazioni dei suoi lavori.
L’artista si fa conoscere d apprezzare a livello nazionale e internazionale con importanti partecipazioni mediate prima dalla Galleria Paviglianiti di Firenze, dopo dai fratelli Orler. Con la Telemarket Spa di Brescia organizza mostre personali e collettive presso i propri Show Room e presenze fisse televisive. Dal 2008 apre uno Studio d’Arte a Marciana Marina. Nel 2007 pubblica il volume "Sintesi di un realismo magico".  Sue opere sono presenti in ogni parte del mondo.

Gabriella Gentilini

 

Il mondo di Masi è antitetico a quello espressionistico. Nei suoi dipinti i volti rimangono atoni, inespressivi, i nudi impacciati, i volumi integri, dai paesaggi è bandita ogni forma di dissoluzione, i cieli non si lacerano in nubi temporalesche e nemmeno conoscono albe o tramonti o la luce che continuamente ruota intorno alle case, piuttosto è fermata l’imminenza di questo ruotare, ma finisce per prevalere il “delirio d’immobilità” montaliano.… La sua pittura, pur prendendo radici nella cultura del tempo, porta fuori del tempo, in uno spazio immobile, a cui il continuo variare dei riflessi colorati imprime tuttavia un’oscillazione, che si traspone in un sentimento univoco perché non equivocamente vissuto.

Alessandro Parronchi

 

La Toscana di Masi è una terra che non esiste più, se non nella dimensione della memoria e in quella dell’immaginazione. Masi elabora i suoi ricordi di bambino… Ripensa la sua terra come un mondo ordinato, rassicurante, dove nulla è casuale… Questa Toscana diventa il simbolo di un mondo solido e imperturbabile, dagli equilibri immobili e i volumi serrati.

Beba Marsano

 

“Masi trasfigura il mondo del reale in un mondo di favola. Ma non sempre gli riesce… il viso e lo sguardo dei ragazzi che dipinge ci raccontano infatti di un passato molto triste e incancellabile…”

Saverio Strati

 

“Dentro di noi si crea una specie di pietra di paragone del vissuto che si contrappone all’attualità e che inevitabilmente fa sembrare l’epoca del ricordo quasi un’età dell’oro…. quello che conta è che le sensazioni si avvicinino il più possibile all’atmosfera emanata dal ricordo delle tue radici”.

Roberto Masi 


Archivio mostre