Galleria Il Germoglio

Vincenzo Martini: Lungo i borghi della pace

12 dicembre 2008

Nasce a Foligno il 23 Agosto 1955, ma vive e lavora a Spello dal 1980. Laureato in Scienze Biologiche, dopo il liceo classico, si cimenta casualmente con la pittura nel 1985, riscuotendo subito riconoscimenti e consensi: quello che sembrava un divertimento diventa inavvertitamente una esigenza vitale.
Per abbozzare veramente una interpretazione della sua pittura è necessario ricostruire le aree culturali di cui è partecipe e queste sono certamente quelle umbre e in particolare spellane. Proprio a Spello infatti esiste una scuola pittorica, e naif in particolare, composta da individualità molto diverse fra loro, il contatto con le quali ha permesso all’autore di maturare un amore per la pittura fino ad allora nascosto, che probabilmente si portava nello zaino fin da bambino. La sua attività di pittore della domenica subisce una svolta improvvisa quando si è reso conto che lo assorbiva totalmente ed era inconciliabile con qualsiasi altro interesse o passione. E nella ricerca delle proprie radici umane, Spello in fondo lo ha aiutato tantissimo; una città con una immagine di civiltà, che ha conservato quasi intatti i connotati dell’antico paese Francesco con le costruzioni che resistono al tempo come se venissero costantemente restaurate, tanto è la loro bellezza. Proprio a Spello è la sua prima personale, a cui seguono esposizioni in varie gallerie regionali. Il 1994 è l’anno della consacrazione e partecipa ad expo in tutta Italia, partecipazione che prosegue tutt’ora. Entra in contatto con importanti gallerie che lo propongono in tutta la nazione, in particolare la Galleria Spagnoli lo fa conoscere al grande pubblico. Dal 2000 ha iniziato ad esporre anche all’estero.
Con ogni quadro, Vincenzo Martini vuole conservare quasi gelosamente le città da una possibile profanazione, e dalla possibilità di contemplare il creato, di tendere verso la perfezione, di svuotarsi da tutto ciò che può annullare aspirazioni insite nell'animo umano e che non lasciano spazio alla ricerca spontanea dei supremi valori.
Per cui anche se non si propone di insegnare valori e moralità, può permettere alla gente di disintossicare l'anima dalle scorie di una pseudo civiltà consumistica ed essere di nuovo in sintonia con il dolce scandire del cantico delle creature, con i motivi di Iacopone da Todi, con il dolce invito alla contemplazione di Chiara, così attuale e agognato da tutti coloro che oggi sono schiavi della civiltà dei consumi.


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