Galleria Il Germoglio

Paolo Grig̣: Il Multiforme Umanesimo di Paolo Grig̣

Dal 8 dicembre 2007 al 16 febbraio 2008 - Centro per l’Arte Otello Cirri e Galleria Il Germoglio

Paolo Grigò è nato a Cascina (Pisa) l’11 settembre 1954 e si è diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Cascina. Ha proseguito gli studi frequentando corsi accademici  di ritratto e nudo e di incisione con il maestro Romano Masoni; egli lo ha educato alle indagini acute nel segno di una realtà che non poteva più essere letta secondo gli schemi del realismo ottocentesco. Con il padre scultore del legno ha sempre collaborato per apprendere le tecniche di tale disciplina; da lui ha appreso la compostezza e l’armonia delle forme classicheggianti. Frequentando inoltre l’artista fiorentino Gipi, Grigò ha avuto modo di conoscere i segreti del monotipo, tecnica assai curiosa e poco utilizzata. La sua attività artistica inizia nel 1971, partecipando a mostre collettive, rassegne nazionali e internazionali.
Dal 1985 l’artista propone le sue opere per cicli, quali: “Discarica amore mio” (1985); “Dedicato a una libellula” (1986); “Riflessione Abissi” (1989); “Muraglie consacrate” (1992); “Alentejo” (1996); “Sacromemoriale” (2000); “Cammino Orientale” (2003); “Icone e Liscari quotidiani” (2005); “Carta Gialla” (2008); “Il volo… Viaggiatore” (2010).
Tra le mostre personali allestitegli si segnalano importanti antologiche di Pittura Scultura e Grafica in Italia, Francia, Portogallo e Stati Uniti. Ha illustrato libri di poesia, realizzato copertine per riviste e volumi. Molte sue opere scultoree sono in edifici pubblici, Chiese e piazze, non in Italia ma anche in Portogallo, Francia, Capo Verde e Spagna. Il Centro Studi di Vignola (Mo) lo insigne della Targa d’Oro per il lavoro svolto come scultore.

Nel corso degli anni l’artista ha seguito strade proprie ed originali, ha progressivamente forgiato un linguaggio di grande impatto comunicativo e intensità espressiva, utilizzando al meglio le tecniche di cui si è arricchita la sua operatività, in virtù di una rara capacità di assimilazione e rielaborazione che gli ha permesso di assumere un ruolo di rilievo nel complesso panorama della produzione artistica contemporanea.
Negli anni più recenti l’attività principale di Grigò è divenuta la scultura: la sua capacità di far muovere le superfici bronzee con segni plastici controllati e di rara intensità è straordinaria; la sapienza nell’evitare l’enfasi della monumentalità celebrativa, infondendo al bronzo e alla pietra una loro unicità normativa e un’autentica interiorità, sollecitano sempre una corale partecipazione intorno al suo gesto creativo.
Dagli esordi negli anni Settanta fino alle ultime testimonianze offerte dalle strutture architettoniche in cui l’artista si impegnato negli anni più recenti, si evince come la riflessione dell’artista si orienti verso i grandi temi di attualità: la pace, la democrazia, l’integrazione tra le culture. Il percorso artistico di Grigò non è mai stato disgiunto sia dagli eventi socio-politici che dalla problematizzazione del ruolo della cultura e dell’intellettuale nel progresso della società civile. L’opera di Grigò, conosciuta in ambito internazionale, interpreta il momento storico con coscienza del dramma dell’umanità. Dramma reso con linguaggio calcolato ed equilibrato cui dà speranza di salvezza attraverso la ragione, che permette all’uomo di agire con ponderatezza, con misura, di valutare gli argomenti prima di pronunciarsi, di controllare tutte le testimonianze prima di decidere.
Sui temi dell’incontro delle religioni e delle razze, delle lotte contadine, della miseria, della varietà delle culture, delle memorie Grigò insiste nelle opere pubbliche degli anni 2000, specialmente nelle due porte bronzee realizzate per il Comune di Calcinaia: la Porta del dialogo e dei diritti umani (2003) e la Porta della cultura e del sapere (2007).


In Grigò continua dunque a permanere un’attenzione sempre vigile verso le questioni più scottanti della contemporaneità, affrontate tuttavia con quella compostezza, quella ricerca di armonia e di equilibrio che lo collocano nella più autentica tradizione toscana.
Negli anni il percorso artistico di Grigò si è andato definendo con sempre maggiore coerenza, che non significa ripetitività ma continua capacità di rinnovarsi all’interno di un’articolazione linguistica fedele a se stessa.
Un percorso artistico assai ricco in cui sogno e realtà, cronaca e storia, amore e morte divengono i poli entro cui si dibatte l’uomo col suo peso carnale, la forza del suo eroismo, con la tristezza e la gioia del quotidiano, con la responsabilità e la grandezza della coscienza di fronte alle verità della vita. Le figure acquistano notevole consistenza plastica e prorompono con forza magnetica da fondi spesso macerati dalla corposità della materia, tormentata spesso da segni, graffiti, grumi di colore.
Anche quando le sue sculture si ergono verso lo spazio come veri e propri interventi architettonici gli inserti in bassorilievo sono sottoposti ad intensa analisi plastica, quella stessa analisi che percorre i disegni preparatori, autonomi saggi di raffinata perizia costruttiva e forza espressiva.
Si sente una nuova tensione pulsare sulla tela, probabilmente determinata da una progressiva presa di coscienza del vano sforzo dell’uomo per sottrarsi all’omologazione e al conformismo. È una spinta verso la solidarietà, sentimento sempre più raro, verso il recupero dei valori profondi dell’essere umano che sembrano essere sempre più ridotti a marginalità rispetto all’imperante individualismo. È uno scatto contro la solitudine, come dimostrano i grovigli di corpi o di volti fusi in pastose, avvolgenti stesure pittoriche.
La cultura circola da millenni per le vie dei nostri paesi toscani, una cultura che Paolo Grigò sa fare propria da un ventennio sul piano del linguaggio pittorico e scultoreo. Grigò si è formato nella scuola, nella strada, nella vita, ovunque si avvertiva il respiro della gente. La storia e la cultura diventano sollecitazioni profonde, si tramutano in “significati” che percorrono le superfici dei bassorilievi, uniscono epoche e motivazioni, utopie e realtà, unendo il passato e il presente in una contemporaneità che rileva quanto l’arte sia testimonianza di un perenne umanesimo.
Pittura, scultura, disegno, incisione: una personalità multiforme che vive intensamente il suo tempo. Padrone di molte tecniche Grigò si misura con temi di grande peso e di forte attualità, evitando sempre empiti declamatori a favore di onestà intellettuale, rigore linguistico e coerenza di idee e comportamenti. Per questo siamo certi che il suo percorso saprà arricchirsi di ulteriori positivi sviluppi.

Ilario Luperini


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