Galleria Il Germoglio

Roberto Dragoni: La verità al cuore della pittura

27 maggio - 30 giugno 2007

Roberto Dragoni, scultore, pittore e disegnatore, è nato ad Arezzo il 25 luglio del 1977 e si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze nella scuola di pittura di Adriano Bimbi. È risultato primo nel Concorso per Giovani Artisti svoltosi nel 1999 presso l'Accademia delle Arti del Disegno, avendo in premio per cinque anni lo Studio dell'Accademia delle Arti del Disegno in piazza Donatello. Ha lavorato per anni vicino al pittore Enzo Faraoni, il quale gli ha offerto la sua esperienza e conoscenza.

“L’itinerario di Dragoni è la solitudine. Mettere in scena e in colori quella solitudine necessaria e disperante di cui si fa carico l’artista nell’atto stesso della pennellata.
La solitudine dell’artista si frammenta nei volti… come a fissare per sempre la melanconia di un attimo sospeso nell’infinito. La doppiezza e ambiguità dei volti riflette l’ambiguità dei sentimenti umani, ma anche della pittura stessa come linguaggio che “parla” senza dire nulla, che ogni volta irrompe e riordina il mondo. Vita di studio e nello studio quella di Dragoni. La sua pittura chiede esclusività. Lo spazio è ridotto al minimo, a volte stilizzato in poche pennellate, a volte sfarinato e confuso”.

Michele Morandi

 

“...Ritrovo ora Dragoni, dopo un periodo di silenzio, nello studio affacciato sulle rive dell'Arno non distante dal Ponte Romito, nei pressi di Laterina. L’inverno ha odore di legna bruciata e buccie d’arancio in questa fabbrica dismessa che ospita alcuni suoi recenti paesaggi appoggiati alle pareti nude di decori. Ha lavorato con impegno, Roberto, in questi ultimi tempi, volgendo gli occhi ad una natura selvaggia ed incontaminata in cui indovini, come un presagio cattivo, il fantasma dell’uomo. Le stesse figure che abitano interni oscurati dalla vita e imbiancati dalla polvere partecipano un senso di attesa che attecchisce come muffa ai muri disadorni, nella quiete di case vuote di speranze, fra i tarli voraci che incarnano invereconde usanze della nostra contemporaneità...”

“Un artista continuamente tormentato da mille inquietudini che sono state sale per i suoi ritratti segnati da una dolente rassegnazione, tanto che dipingere volti familiari, piuttosto che altri modelli, risultava per lui non solo una dichiarazione sentimentale, ma l’espressione di un desiderio di appartenenza a una saggezza cresciuta con l’età insieme alle rughe e ai capelli bianchi..... Continuo a ritenerlo la punta di diamante fra i pittori della sua generazione. Se Dragoni continuerà a essere spietato con se stesso e farsi quelle domande che sono state dei grandi maestri antichi e moderni prima di lui, egli potrà darci i frutti, copiosi, che è giusto attendere da un talento autentico come il suo”.

Giovanni Faccenda


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