Galleria Il Germoglio

Nelu Pascu: Colori come stato d’animo

18 marzo 2006

Nelu Pascu nasce a Cosmesi (provincia di Galati), in Romania, nel 1963. Appassionato di arte e filosofia fin da quando aveva vent’anni, inizia a dipingere nel 1990 grazie ai preziosi stimoli e consigli del suo primo maestro, il professore e pittore David Sava. Studia disegno per tre anni con il professore e grafico Gheorghe Miron. A metà degli anni Novanta si trasferisce a Padova, dove attualmente vive e lavora. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive sia in Italia che all’estero, ricevendo significativi riconoscimenti da parte del pubblico e della critica più autorevole. Fra le mostre più importanti quelle presso l’Istituto Rumeno di Cultura a Venezia.

“Qualcuno lo ha paragonato a Ligabue. Probabilmente confrontando alcune evidenti similitudini di natura esistenziale, e per il carattere, che in fondo ha davvero qualcosa di quello, randagio e scontroso, del leggendario misantropo che albergava per le umide rive del Pò in preda a mille inquietudini. Ma Nelu Pascu, pittore rumeno di rango e frequentatore instabile e insofferente di luoghi mai consueti, a fatica dissimula l’arguzia sottile di chi si pone domande, di chi cerca risposte a effervescenti passioni e oscure tensioni interne. Direste come Campana. Ma anche come Van Gogh”.
“Dipinge e si racconta Pascu, mai tacendo quanto davvero lo attrae del quotidiano. Le immagini si rincorrono frenetiche sulle tele: l’approccio alla pittura resta istintivo, e tuttavia palesi, nella loro espressione, sono le origini sentimentali che si riflettono nei contenuti dei vari paesaggi e si mescolano, in modo immediato e talvolta brutale, a istanti sopravvissuti al loro effimero destino. Potenti, i ritratti si manifestano accarezzati o violentati dall’intimo coinvolgimento del loro autore, che ne cerca i contorni meno superficiali mentre, trepidante, li fissa sulla tela.
L’esercizio introspettivo è lampante. È sempre l’uomo che riempie l’iconografia, con la sua ansia inalienabile, con il bizzarro bagaglio della sua fantasia, con tutto ciò che è incubo nel male e bene nel sogno.
Siamo all’alba dell’astrattismo. La deformazione, la resa soggettiva dei colori, i ritmi lineari drammaticamente sincopati, costituiscono le premesse di un’arte fortemente ermetica..…. capace di rendere tangibili le inquietudini e le contraddizioni dell’animo umano. Un racconto in divenire che bisogna ascoltare. È la confessione, sempre istintiva e forse proprio per questo più autentica, dei diversi momenti della vita di un uomo. Che ha scelto la pittura per dare corpo a quel qualcosa di travolgente che scompone in profondità i suoi pensieri. Tutti i giorni”.

Giovanni Faccenda


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